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L’oreficeria sarda, un percorso unico

L’oreficeria sarda e’ una forma d’arte che si e’ sviluppata seguendo una strada diversa rispetto alle altre produzioni di gioielleria italiane, probabilmente delineatasi a partire dal fatto che la Sardegna, in quanto isola, sia rimasta sempre in disparte rispetto alle tendenze stilistiche che si sono succedute nella storia del gioiello italiano.

I gioielli sardi, la filigrana, il bottone, gli amuleti, hanno infatti delle linee che non seguono nessun canone di tecnica o di stile: essi sono semplici ma al contempo elaborati, duri e morbidi, modesti ma ricchi.


I gioielli sardi, quasi amuleti

Il significato stesso dei gioielli sardi e’ peculiare.

Non sono puri e semplici elementi decorativi; le donne sarde da sempre li abbinano al costume tradizionale, e in grande quantità, come dimostrano ancor oggi durante gli eventi piu’ importanti.

Dando uno sguardo alle sfilate in costume durante Sant’Efisio e’ infatti evidente come ogni paese abbia differenti colori e stili, ma che cio’ che accomuna il costume femminile e’ la grande quantita’ di gioielli.

Orecchini, bottoni in filigrana, giri e giri di collane sovrapposti, intrecciati tra loro per abbellire anche il piu’ semplice e lineare costume.


La filigrana, maestria in oro o argento

L’evoluzione del gioiello sardo e’ stata lenta, e ha portato a gioielli in oro o argento in cui elementi tipici della Sardegna si mischiano a tecniche provenienti da lontano: e’ possibile che catene di stile settecentesco vengano abbinate a una croce di sapore bizantino, o che un rosario in filigrana abbia un crocifisso barocco.

Uno degli elementi che piu’ contraddistingue l’oreficeria sarda e’ senza dubbio la lavorazione dell’argento e dell’oro a filigrana, una tecnica in cui si riversano capacita’ manuali e precisione estrema, data la quantita’ di particolari e la finezza dei dettagli che si concentrano in pezzi spesso dalle dimensioni estremamente ridotte.